L’Italian Sounding: dal “Consecco” alla “Rikotta”

La bufala (è proprio il caso di dirlo) è quella dell’Italian Sounding, ovvero di quel fenomeno per cui produttori con pochi scrupoli imitano il nome e l’aspetto dei prodotti tipici italiani. 

Lo scopo? Sfruttare l’immagine della tradizione italiana, puntando sull’effetto di somiglianza apparente per ingannare i consumatori. Peccato che le contraffazioni, a  parte il nome o l’etichetta simili, non abbiano nulla a che fare con la qualità nostrana. Con creazioni fantasiose come il “Consecco” o “Cressecco” per il Prosecco,la Salama Milano, i (o le?) Pennoni Rigate, per poi sbizzarrirsi con le imitazioni dei formaggi: il “Combozola” per il Gorgonzola DOP, la Rikotta, o il Parmesan.

Quali sono i prodotti più colpiti?

Secondo un dossier di Assocamerestero il fenomeno dell’Italian Sounding riguarda in particolare i prodotti pronti:  il 97% dei sughi per pasta, il 94% delle conserve sott’olio e sotto aceto, passando poi all 76% dei pomodori in scatola e al 15% dei formaggi. Tra i formaggi è il Parmigiano Reggiano a vantare (si fa per dire) il maggior numero di imitazioni: almeno 30 quelle segnalate, dal Parmessano colombiano, al Reggianito, per arrivare al Parmezza polacco.

 

Ben cinque  sono i fake “Italian Sounding” del Parmigiano segnalate negli Stati Uniti, paese che è al terzo posto, dopo Germania e Francia, nelle esportazioni di questa specialità, e dove i consumatori non purtroppo si rivelano particolarmente accorti. Secondo un’indagine, basta infatti far apparire sulla confezione del “Parmesan”  il tricolore, o un qualche riferimento immediato all’Italia, -per esempio monumenti e opere d’arte ben conosciuti, – per indurre ben il 67% dei consumatori campione a credere che si tratti di vero Parmigiano Reggiano.

Un trend in costante crescita

Ci sarebbe quasi da sorridere di fronte a tutta questa fantasia, se non si trattasse di un business che, sempre secondo le stime diffuse da Assocameraestero, ammonta a ben 90 miliardi di Euro a livello globale.

Non solo: il trend dell’agropirateria si dimostra in costante crescita ed è aumentato del 70% negli ultimi 10 anni, approfittando letteralmente del “buon nome” della tradizione italiana e degli 818 prodotti italiani certificati DOP e IGP.

Inoltre – sottolinea sempre Assocameraestero – il fenomeno dell’Italian Sounding si rivela essere un ostacolo determinante per la crescita delle esportazioni di food&beverage italiani, che avrebbe già raggiunto il traguardo di  50 miliardi di export del settore che è stato previsto per il 2020 se non fosse stata frenata proprio dalla pirateria alimentare.

E in Germania c’è la Grappagner

Anche in Germania si sono registrati casi di Italian Sounding: di recente un produttore di grappa italiano, Roberto Castagner, ha scoperto sul mercato tedesco una grappa prodotta in Germania dal nome “Grappagner”: un segnale indicativo, se si pensa che l’Italia esporta in Germania ben il 65% della sua produzione di grappa.  

Tanto è vero che il produttore di grappa veneto ha dichiarato all’ANSA di aver subito attivato i propri legali per concorrenza sleale, così come vuole fare anche l’associazione di categoria Assodistil.

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