Pubblicati da Fabio

Distillerie Nastro d’Oro e il limoncello di Sorrento

Limoncello con vista: a Massa Lubrense con Nastro D'Oro

I colori e i sapori della penisola sorrentina rimandano tutti ad un grandissimo agrume, il limone.

La fama dei limoni di Sorrento, base di numerosissime ricette e liquori non si ferma certo all’interno dei confini regionali e nazionali.

Il limoncello rappresenta un’altra importante tradizione italiana, una tradizione che non coinvolge solamente l’atto della produzione di questo liquore, ma anche la convivialità che ad esso si lega, altro elemento di cui la storia e la cultura italiana sono pregne.

Per questo motivo abbiamo deciso di parlare delle distillerie Nastro D’Oro, della loro produzione di liquori e della storia del limoncello.

Anche in questo caso ci siamo rivolti direttamente al titolare delle distillerie, Eduardo Fiorillo, il quale ha risposto ad alcune domande raccontandoci la storia della sua azienda che è attiva nel settore dal 1996.

Il limoncello: una tradizione esportata in tutto il mondo

Le distillerie, ci racconta, sono profondamente legate al territorio della penisola sorrentina, più precisamente il comune di Massa Lubrense. La frazione di Termini, dove si trovano le distillerie fu così denominata per la sua collocazione alle estremità della penisola. È immersa nella mitologica terra delle sirene, toccata da Ulisse durante il suo viaggio di ritorno in patria; Termini è diventata una tappa obbligatoria per I turisti amanti della natura e dei paesaggi incontaminati.

Il panorama che si scorge dalle distillerie è mozzafiato, non ci sorprende quindi che il nome dell’azienda sia proprio Nastro D’Oro che, come ci racconta Eduardo è tuttora il nome con cui veniva e viene chiamata la strada che porta a Sorrento da Punta Campanella, alla fine di questa strada panoramica che costeggia il mare di Capri si trovano proprio le distillerie.

Un fine pasto italiano viene spesso legato al limoncello, sia esso fatto in casa o acquistato, ma la storia di questo liquore ci riconduce a epoche molto lontane. Con Eduardo parliamo proprio della storia del limoncello, un’antica ricetta romana creata sulle coste del golfo di Napoli, dove l’abbondanza di limoni ha consentito la creazione di moltissime prelibatezze che sono entrate a far parte della tradizione culinaria italiana. I patrizi romani che soggiornavano tra Sorrento e Capri venivano infatti dissetati da un’infusione idro-alcolica di bucce di limoni provenienti da quelle zone.

Da allora il limoncello ha fatto molta strada fino ad arrivare ad essere conosciuto in tutto il mondo come uno dei liquori italiani più noti e apprezzati. 

Come riconoscere il vero limoncello?

Eduardo Fiorillo ci spiega che il limoncello originale deve avere determinate caratteristiche, alle quali tutti dovremmo fare attenzione nel momento dell’acquisto e, perché no, della preparazione.

  • Il limoncello non deve quindi contenere aromi, siano essi naturali o meno.
  • L’ingrediente principale deve essere il limone della costa di Sorrento e Amalfi, dove il liquore deve necessariamente essere stato imbottigliato.
  • Inoltre, il vero limoncello non deve avere una percentuale alcolica superiore al 28%.

Con queste semplici direttive dovrebbe risultare più facile non solo gustare un prodotto autentico e qualitativamente valido, ma anche tutelare I produttori locali di questo gioiello italiano.

Contatti

Agenzia

Per acquisto del limoncello Nasto d´Oro in Germania:
Adriano Vinci > tel. (+49) 172 8247392
Fabio Esposito > tel. (+49) 176 57507081

Distillerie Nastro D’Oro Srl
Via del rione sirignano 6
80122 Napoli
www.nastrodoro.com
info@nastrodoro.com

Breve storia dei distillati naturali. Liquori Toro e il Centerba

Parlare delle origini dei distillati significa fare un salto nel tempo e nello spazio. La scienza araba medioevale scoprì infatti la distillazione quando la conservazione delle piante e delle loro proprietà era di vitale importanza, soprattutto in mancanza di acqua potabile. Le tecniche sperimentate secoli fa non sono altro che le antenate di quelle usate ancora oggi per produrre distillati e liquori naturali

L’azienda Toro Liquori di Tocco da Cesauria in provincia di Pescara propone dal lontano 1817 ottimi prodotti che tengono viva la tradizione della distillazione di erbe naturali.  La distilleria che proprio quest’anno compie 200 anni nasce con Beniamino Toro, molisano trasferitosi a Tocco da Cesauria che ottenne proprio nel 1817 la “Regia autorizzazione” del monarca di Napoli a produrre un magico liquore, il Centerba, che ancora oggi rappresenta il cavallo di battaglia dell’azienda e il più antico liquore di erbe digestive d’Abruzzo.

La storia della distilleria e del liquore Centerba è anche strettamente legata alla storia della regione stessa e alla pratica della transumanza, ai pastori che durante questo rito che seguiva il ritmo delle stagioni, percorrevano I tratturi e salivano sulle montagne abruzzesi dove si trovano le erbe con cui si produce il Centerba, il cui nome deriva da “Centum Herbora”.

Il liquore, come spiega la sezione dedicate sul sito dell’azienda Toro, è un prodotto “forte e gentile” che si ricava dalla lenta infusione in particolari contenitori, al quale non vengono aggiunti zuccheri, né tantomeno aromatizzanti al fine di mantenere l’aroma originale delle erbe tra le quali predominano le mente.

Nel corso degli anni e con il susseguirsi delle generazioni alla guida della distilleria, la produzione è stata ampliata per arricchire la gamma di liquori che oggi comprendono limoncello, grappe e amari.

La distilleria Toro ci hanno fornito lo spunto per inserire una breve storia della distillazione e dei liquori naturali che, come si è detto, ha origini molto antiche.

Le prime bevande alcoliche, presenti in quasi tutte le civiltà antiche erano prodotte per fermentazione ed erano usate sia per ragioni mediche sia per conservare le virtù delle piante e, chiaramente, per i consueti scopi conviviali. La tecnica della distillazione è invece più recente, in quanto risale al periodo medioevale con le scoperte degli scienziati arabi. Questa nuova tecnica, permise di superare la barriera del 16% di gradazione alcolica e giunse ai monaci latini che all’interno dei monasteri continuarono a conservare, tramandare e sviluppare la scienza botanica, erboristica e medica che ci permette di poter consumare ancora oggi prodotti come quelli della distilleria Toro.

 

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Esportare vino in Germania

Come e perché esportare vino italiano in Germania

Adriano Vinci

Oggi sempre più aziende contattano Adriano Vinci e Fabio Esposito, gli organizzatori della Fiera enogastronomica B2B Girogusto, per essere rappresentate in Germania, uno dei mercati più ambiti del momento. Ecco un intervento degli esperti di export di vino in Germania che spiega come mai le aziende scelgono sempre più frequentemente di esportare i loro prodotti in Germania. 

 

 I motivi per scegliere di esportare vino italiano in Germania 

 
  • In primo luogo la Germania è geograficamente molto vicina all’Italia e, facendo parte della comunità europea, risulta una meta commerciale molto più abbordabile di altri mercati esteri. Questo è un punto fondamentale,  che spiega l’aumento di attività di export anche per aziende alle prime esperienze con la vendita fuori dal territorio italiano.
  • In secondo luogo, la Germania risulta essere una delle nazioni che più apprezza i prodotti enogastronomici del Bel Paese. I tedeschi amano l’Italia come meta turistica e cercano, al loro rientro a casa, di ritrovare i sapori che hanno conosciuto durante le loro vacanze e i loro viaggi. Questo fattore emozionale ci ha permesso di esportare le nostre eccellenze creando un legame indissolubile con tutte le politiche legate al turismo.
  • Un altro dato certo è che la Germania è di fatto tra i principali importatori di prodotti enogastronomici italiani. Questo fenomeno non è nuovo e fa si che il mercato sia già maturo e pronto a recepire il made in Italy con grande interesse ma anche grande competenza.

Mi sono infatti spesso ritrovato a parlare con produttori che pensavano che a Berlino, città in cui vivo e lavoro, potesse essere un’idea “innovativa” importare la mozzarella!!! Per poi scoprire non solo che ci sono decine di importatori che da anni importano mozzarella di Bufala, burratine e specialitá sempre piú selezionate; ma che addirittura esistono produttori italiani che hanno spostato la produzione di mozzarella proprio qui, nel Brandeburgo e servono gran parte della ristorazione italiana di zona.

Insomma, importare in Germania è  certamente un’opportunià  importante ma la concorrenza è giè molta, il mercato ricco di offerte e non è per niente facile per il buyer tedesco  farsi strada tra le mille opzioni possibili.

Progettare una strategia accurata e non improvvisare

 Il primo consiglio che quindi mi sento di dare a chi si avvicini per la prima volta all’attività di esportazione di vini e prodotti alimentari in Germania è quello di progettare bene le proprie strategie di vendita e non lanciarsi in modo improvvisato.

È fondamentale tenere in considerazione tutti gli aspetti, dalla promozione alla rete vendita, dallo studio del proprio mercato di riferimento alla conoscenza della concorrenza già attiva.

Inoltre suggerisco sempre di dotarsi di professionisti che operino in loco e non credere che si possano realizzare vendite interessanti e continuative seguendo il tutto dall´italia e pianificando un viaggio ogni tanto per provare a prendere nuovi contatti. Il lavoro di vendita dalle nostre parti non è molto diverso da quello che le aziende fanno da sempre nel proprio territorio e richiedono un impegno simile se non superiore.

Quali sono i primi passi per esportare in Germania: alcuni suggerimenti

Un bravo consulente, in una fase di valutazione di un nuovo progetto di esportazione, può fare al caso vostro. In Italia ce ne sono tanti: noi abbiamo avuto degli ottimi riscontri con lo staff di comunikafood, che da anni si occupa di food italiano e dei diversi aspetti della vendita su piú canali. 

Non escluderei nemmeno l´ipotesi di individuare export manager da inserire nel proprio organico e cominciare un percorso ancora piú strutturato. Le aziende più piccole possono trovare delle ottime risorse tra tantissimi giovani laureati che se pur mancando di esperienza hanno l’energia e l’entusiasmo di chi deve farsi strada nel mondo del lavoro.

Le considerazioni da fare sono in ogni caso tantissime e non possono essere contenute in un unico post. Realizzeremo presto sul nostro sito una serie di articoli su diversi argomenti legati all’esportazione di vini e alimentari in Germania. Se ci sono argomenti particolari e domande più specifiche potete postarle nei commenti.

Non perdiamoci di vista