Tanto buone quanto belle da vedere in tavola: sono le mozzarelle e gli altri prodotti caseari di Diano Casearia, che prende il suo nome proprio dal Parco Nazionale del Cilento e del  Vallo di Diano, a ribadire il forte legame dell’azienda con la tradizione rurale del luogo. Tradizione che viene però aggiornata dalla tecnica: i metodi di lavorazione del latte (rigorosamente italiano) tramandati da generazioni sono integrati con le tecnologie più moderne, per assicurare  l’assoluta salubrità e qualità organolettica dei latticini. E difatti la qualità di mozzarelle, provole, treccine, ricotte di bufala, e tanti altri prodotti, viene garantita dalle certificazioni di qualità IFS e BRC.

Mozzarelle, mozzarella di bufala, ricotte...Un’ampia scelta nel rispetto della tradizione

Fattorie degli Alburni è una delle linee di produzione di Diano Casearia che produce in primo luogo proprio mozzarelle di bufala (“A bufalella”), treccine, bocconcini, bocconcini fior di latte, provola affumicata e altre golosità. Sempre nel rispetto della tradizione del territorio, come ribadisce già il nome della linea di produzione: “Fattorie degli Alburni” si riferisce infatti al massiccio montuoso situato nel Parco Nazionale del Cilento e del Vallo di Diano.  

Questo rispetto e il legame con le consuetudini contadine e pastorizie della zona si riflettono anche nella linea di produzione Antichi Sapori: il latte viene valorizzato al meglio grazie ad una lavorazione sapiente, che li trasforma in mozzarelle di bufala, ricotta, trecce, treccione di bufala, e ricotta (sempre di bufala). 

La terza di linea di produzione prende il suo nome dalla Valle del Diano ed è dedicata alle paste filate: provola naturale e affumicata, scamorzine naturali e affumicate, filoncello, e altri prodotti gustosi e anche sfiziosi, come per esempio gli stick affumicati per snack o aperitivi.

Mozzarella cubettata o a julienne, fiorello bianco o affumicato, bocce di fior di latte, mozzarella di pasta filata val di gioia, sono invece i protagonisti della Linea Catering, per soddisfare tutte le esigenze. 

Diano Casearia a Girogusto, la fiera B2B per esportare in Germania

La qualità dei latticini italiani e soprattutto delle specialità a base di latte di bufala arriveranno tra poco anche in Germania: l’Azienda Diano Casearia sarà tra i numerosi produttori di eccellenze enogastronomiche italiane che presenteranno le loro specialità ai più importanti importatori tedeschi alla fiera Girogusto a Berlino

Se anche tu vuoi esportare i tuoi prodotti in Germania (vino, liquori, formaggi, salumi, dolci, caffé o altre specialità enogastronomiche)  richiedi qui senza impegno maggiori informazion

Sono la curiosità e la tenacia di un parroco delle colline del Monferrato, nei lontani anni Settanta, a far riscoprire un vitigno autoctono quasi ormai completamente dimenticato: il Ruché. Un vitigno dalle caratteristiche uniche, avvicinabile dal punto di vista del DNA solo al Pinot Nero, e che soprattutto fa nascere vini di eccezionale qualità. Tanto che anche il parroco Don Giacomo Cauda, autore della riscoperta, ne viene conquistato e fa di tutto per farne rinascere la coltivazione e il consumo (ovviamente, con moderazione), tanto da descriverlo così: Ha un corpo perfetto e un equilibrio di aromi, sapori e profumi unici. Degustato con moderazione libera lo spirito e apre la mente.

Proprio in questo modo comincia la storia del Ruché, da dieci filari scoperti casualmente che hanno ridato vita a una grande tradizione. Diventato DOC nel 1987 e DOCG nel 2010, il Ruché è ora apprezzato a livello internazionale ed è uno dei punti di forza della produzione di vini dell’Azienda Agricola Montalbera.

Ben 82 ettari delle vigne di Castagnole Monferrato, che ricoprono sei intere colline, sono infatti impiantati proprio a Ruché (il restante 40% sono Barbera e Grignolino). E dalle vigne, di un’età  compresa tra i 7 e i 30 anni, nasce un’etichetta davvero speciale: il Ruché di Castagnole Monferrato DOCG, vino dal sapore inimitabile, dalle note fruttate di spezie e di albicocca, con sentori floreali di rosa e di viola. 

Ruché e non solo: Montalbera e la tradizione vinicola delle Langhe e Monferrato

L’Azienda Agricola Montalbera, nata all’inizio del ventesimo secolo su iniziativa del capostipite Enrico Riccardo Morando, ha la sua prima origine nelle Langhe, e più precisamente a Castiglione Tinella.

Proprio qui l’Azienda ha ancora 15 ettari vitati a circa 400 metri sul livello del mare, ed impiantati a Moscato d’Asti, Barbera e Chardonnay, da cui viene prodotto per esempio il Moscato d’Asti DOCG San Carlo. Ora gli ettari complessivi vitati di Montalbera sono 175, tutti su quei terroir unici di Langhe e Monferrato di cui Montalbera raccoglie la tradizione di eccellenza.

Oltre a impegnarsi nella valorizzazione del Ruché, la cantina infatti utilizza le tecniche più moderne e le metodologie più appropriate (per esempio acciaio o legno, sovra-maturazione o appassimento) per esaltare le diverse particolarità dei vigneti, riuscendo a diventare in questo modo una delle grandi realtà vinicole del Piemonte.

I vini della Società Agricola Montalbera alla fiera enogastronomica a Berlino Girogusto

I vini della Società Agricola Montalbera saranno presentati assieme ad altri prodotti enogastronomici italiani d’eccellenza alla fiera B2B Girogusto, a Berlino il 10 e l’11 Novembre. La fiera, organizzata da due esperti del settore che lavorano in Germania da moltissimi anni, Adriano Vinci e Fabio Esposito, rappresenta un’occasione imperdibile per tutti coloro che vogliano esportare in Germania i propri prodotti: vini, liquori, salumi, formaggi, prodotti da forno, prodotti dolciari. Qui potete avere senza impegno maggiori informazioni.

La nocciola: un frutto pieno di qualità e di sorprese. Sapevate, per esempio, che può addirittura aiutare a prevenire l’invecchiamento cutaneo e a combattere il colesterolo? Sì, perché è ricca di vitamina E, che aiuta a combattere i radicali liberi, e  possiede anche buone quantità di acido oleico, che agisce contro il colesterolo. 

Sarà per questo – oltre che per la sua bontà – che già gli antichi romani apprezzavano particolarmente questo frutto, e ritenevano che regalare una pianta di nocciolo fosse di buon augurio. 

Insomma, la nocciola è sana e ricca di elementi nutritivi: ma soprattutto deliziosa. In particolar modo quando è “doc”. Stiamo parlando della nocciola piemontese, famosa in tutto il mondo per la sua qualità e protetta dal marchio I.G.P. : la varietà Tonda Gentile Trilobata, coltivata tra le colline delle Langhe, del Roero e del Monferrato possiede infatti delle caratteristiche che la rendono davvero unica. 

Le caratteristiche della nocciola IGP del Piemonte

Ma quali sono le principali caratteristiche che contraddistinguono la nocciola piemonte? Vediamole insieme. Per riconoscere la vera Tonda Gentile Trilobata IGP Piemonte ecco i quattro criteri principali da tenere presenti:

  • La buccia sottile
  • La forma tonda
  • La facilità della pelatura
  • L’ottima conservabilità

Ma le prime di tutte queste qualità sono  ovviamente il sapore e l’aroma inconfondibili, che vengono esaltati al meglio soprattutto quando tostata o in abbinamento con il cioccolato – come sanno bene i piemontesi, inventori del gianduja. 

Azienda Corilverde, dai noccioleti delle colline di Alba alla tavola.

La bontà della nocciola e la particolare qualità del suo aroma dipendono dall’attenzione con cui viene seguito il processo della coltivazione, dalla piantumazione del noccioleto, alla potatura degli alberi, alla raccolta. 

L’azienda Corilverde coltiva nei propri noccioleti delle colline della Missione, vicino ad Alba, la qualità Nocciola Piemonte I.G.P. con metodi rispettosi dell’ambiente, utilizzando solo ammendanti naturali e controllati, e trasforma le nocciole in creme o in prodotti semilavorati sulla base di antiche ricette di famiglia con il marchio Le Nocciole di Alba

Nata quattro anni fa dall’iniziativa dei due soci fondatori Flavio Molino e Roberto Farinetti, l’azienda produce le proprie prelibatezze utilizzando solo le proprie nocciole; punto di forza sono le creme, in cui una grande attenzione viene dedicata non solo alla lavorazione e all’equilibrio dei sapori, ma anche alla materie prime. Per esempio, nelle creme di “Le nocciole di Alba” viene usato olio d’oliva e solo zucchero di canna al posto dello zucchero raffinato.

I prodotti di "Le nocciole di Alba"

Creme a base di pasta di nocciole piemonte IGP per dolci o per il salato, oppure semilavorati come la farina di nocciole tostate, nocciole tostate intere o in granella: l’azienda Corilverde offre con il suo marchio “Le nocciole di Alba” preparati per arricchire la tavola di bontà e di salute. 

Tra i suoi prodotti, per esempio, la crema classica di nocciola, Gianduja, o Bianca, ma anche La fondente, una crema con una percentuale di cacao particolarmente elevata, che i produttori consigliano per gli amanti dei gusti intensi, decisi, in particolare abbinata ad una goccia di brandy. 

E a proposito di abbinamenti particolari, l’ultima novità di Corilverde è proprio una composta dal gusto fresco e intenso, che unisce alle nocciole una varietà di pere tipica del territorio piemontese, la Madernassa, per una crema ideale sia per la preparazione dei dolci ma soprattutto veramente ottima in abbinamento ai formaggi: la Madernocciola. 

 

Girogusto, la fiera enogastronomica per esportare i tuoi prodotti in Germania.

Sarà possibile provare e degustare i prodotti dell’azienda Corilverde alla fiera B2B Girogusto di Adriano Vinci e Fabio Esposito, a Berlino il prossimo novembre.

 A Girogusto partecipano i migliori produttori delle eccellenze gastronomiche italiane, che presentano i loro prodotti agli importatori tedeschi: vino, formaggi, salumi, prodotti da forno, dolci, e altre specialità che rappresentano il meglio dell’enogastronomia del Bel Paese, per portare il buongusto italiano a tavola in Germania. Per maggiori informazioni contattaci qui.

Tanti premi internazionali per una tradizione vinicola tutta abruzzese

Da dove cominciare? La lista è lunga: medaglia di bronzo del prestigioso Decanter World Wine Awards e medaglia d’argento al Challenge International du Vin di Boreaux per Bakàn Montepulciano d’Abruzzo DOCG 2014, medaglia di bronzo per Bakàn Pecorino Abruzzo DOC 2018, medaglia d’argento per  lo spumante Bakàn Spumante Pecorino Brut e per Bakàn Pecorino Abruzzo Doc 2018 al premio Mundus Vini in Germania. E addirittura l’oro, per il Turan Montepulciano d’Abruzzo al Concours Mondial de Bruxelles… Insomma, il medagliere delle nuove etichette della Cantina Torri è davvero ben fornito di premi internazionali. Tutti meritatissimi, a riprova dell’impegno (in vigna e in cantina) dell’azienda, che fa della coltivazione biologica certificata la sua bandiera.

Il terroir ideale

 Uno dei segreti del successo della Cantina Torri, oltre che al rispetto della migliore tradizione enologica abruzzese, è infatti sicuramente il terroir in cui vengono coltivate le loro uve. I vigneti di Montepulciano e Trebbiano D’Abruzzo, Passerina, Pecorino d’Abruzzo e Montonico si estendono su 60 ettari di colline tra l’Adriatico e il Gran Sasso, ad un’altitudine tra i 100 e i 300 metri, con condizioni di clima e di terreno davvero ideali. E ora la Cantina Torri, nata nel 1966, produce uve certificate biologiche, perché secondo la filosofia della Cantina rispetto per l’ambiente e qualità dei vini non possono che andare di pari passo. 

Una scelta di vini

Cominciamo proprio dal pluripremiato Bakan, un Montepulciano d’Abruzzo DOCG le cui uve vengono raccolte manualmente  alla fine di ottobre, in un antico vigneto la cui particolare esposizione fa sì che le uve vengano sottoposte a giornaliere escursioni termiche: solo così  gli aromi tipici del Montepulciano possono venire esaltati al meglio. Si ottiene in questo modo un vino dal colore rosso rubino brillante, che al naso si presenta con un bouquet di frutta e sentori di vaniglia e frutta secca, mentre al palato la fruttuosità è arrotondata ed equilibrata da una piacevole freschezza. Va servito a 10/12 gradi. 

Un nome molto particolare  anche per Origami, da uve Montepulciano e Merlot, raccolte a metà Ottobre, e fermentate separatamente a bassa temperatura in tini d’acciaio termo condizionati. Il risultato è un vino dal colore rosso intenso, molto piacevole e fruttato, da servire fresco.  

L’etichetta Turan, dalle uve selezionate manualmente, ha i tipici profumi e aromi del Montepulciano invecchiato. Il vino è anch’esso fermentato in tini d’acciaio termocondizionati, per poi invecchiare in barriques per 18 mesi e affinare in bottiglia per almeno 12 mesi, per ottenere un vino dal colore rosso rubino intenso, che si presenta al naso con sentori di fiori, frutta secca tostata e caffé, e al palato è intenso, con note floreali e tostate, e sentori di spezie, tabacco e liquirizia.  Va servito a 18/20 gradi

 

La Cantina Torri a Girogusto, la fiera del buongusto italiano in Germania

Questi vini e tante altre eccellenti etichette della Cantina Torri saranno presenti alla fiera enogastronomica Girogusto a Berlino il 10 e l’11 Novembre 2019, assieme a moltissimi altri prodotti italiani tutti da conoscere e degustare: vini, oli, salumi, prodotti da forno, farine, dolci, solo per fare alcuni esempi.

La fiera dedicata al B2B del food&beverage che si svolge annualmente a Berlino si riconferma così la soluzione ideale per le aziende italiane che vogliano esportare vini e prodotti alimentari in Germania. Qui puoi trovare  maggiori informazioni senza impegno per diventare espositore a Girogusto. 

Per la casa o per i professionisti

Cercate la farina giusta per la pasta fatta in casa? O siete alla ricerca delle farine ideali per un impasto industriale capace di mantenere tutta la qualità e il sapore di quello casalingo? Fortunatamente in Italia esistono ancora realtà che credono che qualità e connubio tra tradizione e innovazione siano gli ingredienti migliori per qualsiasi prodotto. Come le farine dell’azienda Molini Pivetti, che coltivano grano e producono farine nei loro mulini dal 1875, ovvero da quando il fondatore dell’azienda, Valente Pivetti, costruì un molino a vapore per macinare il grano nella zona di Cento, tra le città di Bologna e Ferrara.

Solo grano emiliano

Tra Modena, Ferrara e Bologna: l’azienda Molini Pivetti è rimasta fedele alle origini, e coltiva il suo grano esclusivamente nella pianura emiliana.

Il grano viene in seguito trasferito negli stabilimenti di stoccaggio, dove viene conservato tramite la tecnologia del freddo, e poi macinato in purezza in un percorso controllato passo a passo: ogni step della filiera viene infatti rigorosamente controllato  dal marchio Campi Protetti Pivetti, certificato dall’ente internazionale CSQA.

Ma il legame con il territorio, fondamentale per avere prodotti di qualità, non passa solo per le coltivazioni: le farine Molini Pivetti sostengono anche numerose iniziative locali, tra cui, per esempio, “Adotta un campo di grano” – quest’anno in collaborazione alla Scuola Primaria di Renazzo – per sensibilizzare le nuove generazioni sul tema della biodiversità e della sostenibilità ambientale. Perché il mangiare sano e buono comincia dal rispetto dell’ambiente.

Dalle farine senza glutine a quelle bio

Farina senza glutine, biologica, farine pensate appositamente per fare meno grumi oppure particolarmente adatte per la pasta fresca: i consumatori hanno esigenze sempre più specifiche e chi produce deve saper offrire una gamma di prodotti che sappia rispondere a tutte le richieste. Per questo Molini Pivetti  ha diverse linee di farine tutte diverse, da quelle per i professionisti del settore, a quelle per i privati. Per esempio – ormai indispensabili – le farine gluten free per i celiaci, ma anche quelle dedicate ai maestri pastai, o la linea per pasticceria dall’inconfondibile nome “La dolce vita”.

E per gli amanti della pasta e della pizza in Germania, che spesso hanno difficoltà a trovare la farina giusta per avere l’impasto perfetto per la pasta fresca, per la pizza o per la focaccia, c’è una buona notizia: le farine Molini Pivetti arriveranno presto anche a Berlino e presenteranno i loro prodotti alla fiera enogastronomica Girogusto che si svolgerà nella capitale tedesca, al castello di Britz, il prossimo 10 e 11 novembre.

Contatti

Molini Pivetti

Via Renazzo, 67 – 44045 Renazzo (Fe)

+39 051 900003 – Fax +39 051 909210

Email: info@pivetti.it

Pivetti PEC: molinipivettispa@cgn.le

Bio è bello. Anche nel consumo di vino. E bio e sostenibile è ancora meglio. 

Lo dice un’indagine di ben 144 pagine sui nuovi trend del vino riportata dall’autorevolissima rivista Wine Intelligence.

 Secondo questa ricerca, che prende in considerazione 15 mercati diversi, i consumatori tendono sempre di più ad abbandonare il mainstream e a cercare prodotti che si differenzino dagli altri perché certificati come ecologici o sostenibili: come i vini vegani, quelli a basso conenuto di sulfiti o di alcool, o i vini biologici. Questo anche quando  – come nel caso dei vini prodotti in modo sostenibile – non ci sia ancora una certificazione univoca che ne garantisca la sostenibilità ambientale. Ad ogni modo, bio, ecosostenibile, equosolidale, “free from” sono tutte denominazioni che piacciono sempre di più ai consumatori di vino in tutto il mondo. 

Vino biologico: il trend in Germania

Sempre secondo Wine Intelligence, la categoria “vino biologico” è quella che si posiziona al top tra le categorie prese in considerazioni, proabilmente perché “biologico” è una denominazione che ormai il consumatore ha imparato a conoscere bene da altri alimenti, per esempio caffé e cioccolata.

E – sottolinea Wine Intelligence – le opportunità per chi produce e vende vini biologici sono particolamente alte nei paesi del Nord Europa: Finlandia, Norvegia e Germania.

Il mercato del vino biologico in Germania

Secondo il report dall’istituto di ricerca di Londra IWSR dedicato al mercato del vino biologico, nel 2018 la percentuale dei vini bio sul mercato tedesco era del 6%: una percentuale non enorme, ma in continua crescita (+ 27,7 per cento tra il 2012 e il 2017), con un pronostico di ulteriore crescita dell’11,4% fino al 2022 e un giro di affari di 1, 463 milioni di euro.  

 

E – dettaglio importante per chi voglia esportare vino in Germania –  per il vino biologico i consumatori tedeschi sono disposti anche a pagare di più: se nel 2017 il prezzo medio di una bottiglia di vino convenzionale era di 3,23 euro, per comprare una bottiglia di vino biologico ci vogliono in media 5,31 euro.

La pizza a Berlino parla napoletano

Quali sono le migliori pizzerie a Berlino? Una classifica presentata a Milano all’hub gastronomico Identità Golose ha indicato le 50 migliori pizzerie di tutta l’Europa. E le pizze del ristorante Malafemmena +39 Berlino si posizionano tra i primi top 30, al ventiseiesimo posto. Una notizia che non sorprende sicuramente i pizza lover della capitale tedesca, dove Malafemmena ormai è ampiamente conosciuta per la qualità dei suoi prodotti, per la vera pizza napoletana dal cornicione morbido, croccante e profumato, e per l’atmosfera del locale.

“Veramente non sapevamo nemmeno di avere la nomination – ci spiega Emanuele Cirillo, gestore del ristorante -. Comunque siamo molto contenti perché abbiamo guadagnato già tre riconoscimenti molto importanti: uno è il Gambero Rosso, e abbiamo i due spicchi (il massimo riconoscimento è tre); poi siamo l’unica pizzeria a Berlino certificata dall’Associazione Verace Pizza Napoletana (e siamo tra le sole tre pizzerie certificate in Germania); ora siamo anche nella top 50 europea. Direi che possiamo essere soddisfatti”.


Gli ingredienti del successo

A comporre la magica formula del successo delle pizze di Malafemmena +39 sono gli ingredienti veraci, dall’olio EVO, ai pomodorini (tra cui per esempio i tipici pomodorini del Piennolo del Veusuvio), alla farina, addirittura al forno, oltre che ovviamente a una squadra di pizzaioli DOC. E  un ambiente scanzonatamente partenopeo e nello stesso tempo internazionale, a partire dalla scritta in luci blu che campeggia sulle pareti del locale e che ne è diventata in breve tempo il segno di riconoscimento: “In Bufala we trust”.

Insomma, Malafemmena +39 si riconferma meritatamente tra le migliori pizzerie a Berlino – e ora in tutta Europa. Mentre ad occupare il podio dei primi tre posti di 50 top pizza  sono invece una pizzeria di Londra (50 Kalò di Ciro Salvo Pizzeria London), la pizzeria Bijou a Parigi, e Bæst Copenaghen, in Danimarca.

 

Ma come viene redatta la lista dei top 50?

Le classifiche, spiegano gli organizzatori di “50 top pizza” , vengono stilata sulla base di un sondaggio fatto da circa 150 ispettori in Italia e 150 all’estero, che visitano le pizzerie in forma rigorosamente anonima e le giudicano sulla base della qualità della pizza, della scelta delle bevande, dell’ambiente e servizio.

E ora che i top 50 europei sono stati assegnati, gli ispettori sono al lavoro per capire quali sono le cinquanta migliori pizzerie negli Stati Uniti e in Asia. Comunque finora le classifiche confermano che le migliori pizzerie all’estero parlano italiano. Anzi, napoletano…

Pizzeria Malafemmena +39

Hauptstraße 85, 12159 Berlino

L’amore per le cose buone: è questo il motto alla base della produzione della Biscotteria Veneziana, specializzata nella produzione di biscotti, dolcetti e prodotti di pasticceria ispirati in gran parte ad antiche tradizioni di Venezia.

Nata come piccola bottega a Burano, la Biscotteria Veneziana si è trasformata nel corso degli anni in un’azienda affermata che esporta i suoi prodotti in tutta Italia e all’estero. Ed è una delle realtà italiane vincenti per qualità e passione che parteciperà alla prossima edizione della fiera enogastronomica Girogusto a Berlino il 10 e l’11 novembre prossimo.

In attesa di poter assaggiare nuovamente i loro dolci, abbiamo intervistato Marco Seno, uno dei titolari dell’azienda, che ci anche ha regalato anche l’antica ricetta di un prodotto tipico veneziano: il Bussolà.

Sulla sinistra: Marco Seno

Come nasce la Biscotteria Veneziana?

Tutto nasce dal nostro punto vendita storico nella bellissima cornice di Burano, piccola isola della laguna di Venezia conosciuta per le case colorate, i merletti e naturalmente i dolci.  L’idea della biscotteria parte da Francesca, figlia di Carmelina che più di venti anni fa insieme al marito Andrea apre un piccolo laboratorio in terra ferma dove poter produrre e distribuire le dolcezze veneziane data la sempre più grande richiesta. Ad oggi il laboratorio è diventato un’azienda che con entusiasmo e amore per la tradizione artigiana crea gran parte di questa bella storia veneziana.

Come hai appena accennato, avete un negozio molto bello e ricco di storia a Burano. Qual è il vostro legame con Venezia e il suo territorio?

Il nostro punto vendita vanta ormai un secolo di vita ed è diventato quasi un istituzione tra gli abitati della laguna ed i milioni di turisti che le fanno visita ogni anno. Il nostro prodotto è la nostra forza e la nostra passione, mi spiego meglio: produciamo un dolce che le massaie veneziane impastano nelle loro case da almeno 500 anni e lo facciamo nella città, permettetemi, più bella e romantica del mondo. Impastiamo il “Bussolà” esattamente con la stessa ricetta che ci è stata tramandata e per questo da circa un anno abbiamo stretto una forte collaborazione con la fondazione Musei Civici di Venezia, custodi di alcuni dipinti in cui gli antichi veneziani sono impegnati a banchettare proprio con i “Bussolà”. Mi piace pensare che in un mondo che inevitabilmente si modernizza e va sempre più veloce, quella piccola pasticceria nell’isola delle case colorate sia per tutti un dolce viaggio nel tempo in cui ci si fa coccolare da sapori antichi.

 

Come può riuscire un consumatore a riconoscere la qualità di un prodotto dolciario? Che consigli gli daresti?

Secondo me la pasticceria è fatta di emozioni, quindi se dovessi dare un consiglio al consumatore direi di non cadere nelle banalità che un mercato enorme cerca di propinarci. Cercare il valore aggiunto in tutto quello che si mangia fa la differenza tra un pasto ed un’esperienza. Riconoscere la qualità in un dolce non è sempre semplice soprattutto per chi non ha l’occhio allenato, un consiglio potrebbe essere di leggere sempre l’etichetta, in linea di massima meno ingredienti riporta, più genuino sarà il prodotto finale.

 

Avete una ricetta speciale da “regalare” ai nostri lettori?

La ricetta che più ci rappresenta è proprio quella del Bussolà:

Prendete 6 etti di zucchero, 3 di burro e 12 tuorli d’uovo e impastateli aggiungendo man mano un Kg di farina, unite alla fine un pizzico di vaniglia.

Create un rotolo di pasta che andrete a chiudere come a formare un “ciambellone”.

Cuocetelo in forno a 180° per 25 minuti fino a che non diventa croccante e avrete il vostro dolce veneziano da poter servire ai vostri ospiti con del mascarpone o con un vino dolce.

Buon appetito!

 

Contatto

M.G. Biscotteria Veneziana S.r.l.

Via E. Bugatti, 25
30016 Jesolo Venezia

Tel. +39 0421 350080
info@biscotteriaveneziana.it

L’Italian Sounding: dal “Consecco” alla “Rikotta”

La bufala (è proprio il caso di dirlo) è quella dell’Italian Sounding, ovvero di quel fenomeno per cui produttori con pochi scrupoli imitano il nome e l’aspetto dei prodotti tipici italiani. 

Lo scopo? Sfruttare l’immagine della tradizione italiana, puntando sull’effetto di somiglianza apparente per ingannare i consumatori. Peccato che le contraffazioni, a  parte il nome o l’etichetta simili, non abbiano nulla a che fare con la qualità nostrana. Con creazioni fantasiose come il “Consecco” o “Cressecco” per il Prosecco,la Salama Milano, i (o le?) Pennoni Rigate, per poi sbizzarrirsi con le imitazioni dei formaggi: il “Combozola” per il Gorgonzola DOP, la Rikotta, o il Parmesan.

Quali sono i prodotti più colpiti?

Secondo un dossier di Assocamerestero il fenomeno dell’Italian Sounding riguarda in particolare i prodotti pronti:  il 97% dei sughi per pasta, il 94% delle conserve sott’olio e sotto aceto, passando poi all 76% dei pomodori in scatola e al 15% dei formaggi. Tra i formaggi è il Parmigiano Reggiano a vantare (si fa per dire) il maggior numero di imitazioni: almeno 30 quelle segnalate, dal Parmessano colombiano, al Reggianito, per arrivare al Parmezza polacco.

 

Ben cinque  sono i fake “Italian Sounding” del Parmigiano segnalate negli Stati Uniti, paese che è al terzo posto, dopo Germania e Francia, nelle esportazioni di questa specialità, e dove i consumatori non purtroppo si rivelano particolarmente accorti. Secondo un’indagine, basta infatti far apparire sulla confezione del “Parmesan”  il tricolore, o un qualche riferimento immediato all’Italia, -per esempio monumenti e opere d’arte ben conosciuti, – per indurre ben il 67% dei consumatori campione a credere che si tratti di vero Parmigiano Reggiano.

Un trend in costante crescita

Ci sarebbe quasi da sorridere di fronte a tutta questa fantasia, se non si trattasse di un business che, sempre secondo le stime diffuse da Assocameraestero, ammonta a ben 90 miliardi di Euro a livello globale.

Non solo: il trend dell’agropirateria si dimostra in costante crescita ed è aumentato del 70% negli ultimi 10 anni, approfittando letteralmente del “buon nome” della tradizione italiana e degli 818 prodotti italiani certificati DOP e IGP.

Inoltre – sottolinea sempre Assocameraestero – il fenomeno dell’Italian Sounding si rivela essere un ostacolo determinante per la crescita delle esportazioni di food&beverage italiani, che avrebbe già raggiunto il traguardo di  50 miliardi di export del settore che è stato previsto per il 2020 se non fosse stata frenata proprio dalla pirateria alimentare.

E in Germania c’è la Grappagner

Anche in Germania si sono registrati casi di Italian Sounding: di recente un produttore di grappa italiano, Roberto Castagner, ha scoperto sul mercato tedesco una grappa prodotta in Germania dal nome “Grappagner”: un segnale indicativo, se si pensa che l’Italia esporta in Germania ben il 65% della sua produzione di grappa.  

Tanto è vero che il produttore di grappa veneto ha dichiarato all’ANSA di aver subito attivato i propri legali per concorrenza sleale, così come vuole fare anche l’associazione di categoria Assodistil.

Stai pensando di esportare i tuoi vini in Germania? Ti interessa capire meglio il volume di affari già esistente nel settore vinicolo e il comportamento dei consumatori? Girogusto, la fiera B2B del buongusto italiano in Germania, ha raccolto per te una serie di dati che ti può essere molto utile.

2017-2018: la Germania importa circa 5 milioni di ettolitri di vino italiano

Il volume di importazioni di vino in Germania

Vediamo innanzitutto il dato base: quanto vino importa la Germania?

L’autorevole rivista tedesca specializzata nell’economia del vino Weinwirtschaft stima per il periodo di tempo agosto 2017/luglio 2018  un volume totale di importazioni dall’estero di 14,47 milioni di ettolitri – una quantità stabile rispetto all’anno precedente, equamente ripartito tra vini rossi e bianchi.

Un altro dato interessante è la diminuzione dell’importazione di vini di qualità (per esempio DOC, DOC, AOC), che si è assestata sul 18%.

Le importazioni di vino dall’Italia

Le importazioni di vino dall’Italia sono scese di poco sotto la soglia dei 5 milioni di ettolitri, quasi l’11% di meno rispetto agli anni passati.

Si è registrato invece un aumento del valore delle importazioni del vino italiano, 1,6%, sempre secondo i dati forniti da Weinwirtschaft, per un rincaro complessivo dei vini italiani di +15%.

L’Italia resta comunque sempre al primo posto per volume di esportazioni in Germania, seguita da Spagna e  Francia. Un grande balzo in avanti (pur mantenendosi sempre a grande distanza) fanno registrare i vini sudafricani, portoghesi, neozelandesi e australiani

Italia, 4.981 Mio ettolitri
Spagna, 3763 Mio. ettolitri
Francia, 2.090 Mio ettolitri
2,0

Una bottiglia su due viene acquistata al discount

I consumatori tedeschi acquistano al discount una bottiglia di vino su due

Il 79% delle bottiglie di vino acquistate in Germania vengono comprate nei rivenditori di alimentari, il 50% nei discount, che vedono così crescere la loro porzione di mercato di due punti percentuali. Il 18% delle bottiglie viene comprato nei supermercati tradizionali, l’11% negli ipermercati. In calo gli acquisti fatti direttamente dalle cantine.

Per quel che riguarda invece la spesa pro capite, le statistiche tedesche parlano di 185,75 euro a testa, con un consumo medio in litri di vino (sempre per il 2019) di circa 24,6, di cui 3,7di bollicine (ovviamente il primato della bevanda alcoolica più bevuta lo detiene la birra, con quasi cento litri a testa).

Sempre in testa i vini locali

Come abbiamo già visto in questo articolo sui gusti dei tedeschi in fatto di vini, i local wines hanno sul mercato tedesco una posizione di tutto rilievo, che copre il 51% del mercato (contro il 16% dell’Italia, che si posiziona così al secondo posto, prima della Francia e della Spagna).

E dunque non è una sorpresa il fatto che i tedeschi siano anche disposti a spendere per i propri vini delle cifre leggermente più alte che la media: se infatti il prezzo medio al litro nella vendita al dettaglio nel 2017 è di 2, 92 Euro al litro, per i vini prodotti in Germania il prezzo medio si assesta su 3,15 Euro. Il vino acquistato online costa invece ancora un po’ di più, per un prezzo medio 6,75 €.